Risposta breve
Maria fu accusata di adulterio molto prima dell'Islam. L'accusa compare nello scrittore pagano Celso e nel Talmud babilonese. Il Corano la chiama “una grande calunnia” (4:156). Intorno al 175-180 d.C., Celso fa dire a un personaggio ebreo che la madre di Gesù ‘partorì un figlio a un certo soldato di nome Panthera’. La Tosefta, una raccolta rabbinica risalente all'incirca al III secolo, parla di ‘Yeshua ben Pantera’ ma non di sua madre. Il Talmud babilonese parla di un uomo chiamato Ben Stada o Ben Pandira, la cui madre si chiamava Miriam. Un detto babilonese spiega il suo soprannome: ‘si allontanò da suo marito’. Un manoscritto del Talmud lo chiama ‘Gesù il Nazareno’. Il Corano risponde all'accusa. Allah (﷾) scelse Maria e la purificò (3:42). Suo figlio fu creato per Suo comando, come lo fu Adamo (3:59).
Spiegazione completa
La testimonianza più antica: il personaggio ebreo di Celso (intorno al 175-180 d.C.)
Celso fu un filosofo pagano che scrisse un libro contro il cristianesimo, Il discorso vero, intorno al 175-180 d.C. L'opera è perduta. Ma Origene, uno studioso cristiano, la citò ampiamente nella sua replica, scritta intorno al 248. In una parte Celso introduce un personaggio ebreo che discute con Gesù. La sua prima accusa è che Gesù abbia inventato la propria nascita da una vergine. Più avanti dà il proprio racconto della nascita e dice che il padre si chiamava Panthera. Quindi l'accusa veniva rivolta al Gesù dei cristiani, per nome, entro circa 150 anni dalla sua vita.
“Egli infatti lo rappresenta mentre disputa con Gesù e, come crede, Lo confuta su molti punti; e in primo luogo Lo accusa di aver ‘inventato la sua nascita da una vergine,’”
“Ma torniamo ora al punto in cui viene introdotto il giudeo, che parla della madre di Gesù e dice che ‘quando era incinta fu cacciata di casa dal falegname al quale era stata promessa in sposa, perché colpevole di adulterio, e che partorì un figlio a un certo soldato di nome Panthera;’”
Un testo rabbinico nomina ‘Yeshua ben Pantera’ (Tosefta Hullin 2:22-24)
La Tosefta è un'antica raccolta di insegnamenti rabbinici, compilata all'incirca nel III secolo. Nella sezione Hullin dà una regola di legge ebraica: non avere a che fare con i settari, chiamati minim, e non accettare guarigioni da loro. Seguono due racconti. Nel primo, un uomo di nome Giacobbe venne a guarire Rabbi Eleazar ben Dama dal morso di un serpente ‘nel nome di Yeshua ben Pantera’. Rabbi Ishmael, un saggio dell'inizio del II secolo, lo vietò, e Ben Dama morì. Nel secondo, Rabbi Eliezer, un saggio vissuto intorno al 100 d.C., ricorda un insegnamento eretico. Glielo diede un certo Giacobbe ‘nel nome di Yeshua ben Pantera’. Guarire e insegnare nel nome di Gesù è ciò che facevano i suoi seguaci. Perciò R. Travers Herford, uno studioso inglese che tradusse questi passi nel 1903, giudicò che questi testi indicano chiaramente Gesù. La Tosefta non dice nulla di sua madre.
Halakha con due racconti (ma'aseh). La regola subito prima (2:21) vieta di avere a che fare con i minim, i settari, e di farsi guarire da loro. 2:22-23: Rabbi Eleazar ben Dama fu morso da un serpente. Giacobbe di Kefar Sama venne a guarirlo ‘nel nome di Yeshua ben Pantera’ (mi-shum Yeshua ben Pantera). Rabbi Ishmael non lo permise, e Ben Dama morì prima di poter portare la sua prova che era lecito. Rabbi Ishmael lo lodò per non aver infranto ‘il recinto dei Saggi’ (Ecclesiaste 10:8). 2:24: Rabbi Eliezer, arrestato con l'accusa di minut (eresia) e rilasciato, dice a Rabbi Akiva che nella strada di Sepphoris Giacobbe di Kefar Sikhnin gli disse una parola di minut ‘nel nome di Yeshua ben Pantera’, e che essa gli piacque. Qui non si dice nulla della madre di Gesù; la Tosefta dà soltanto il nome. La grafia del secondo nome varia tra le edizioni: Pantera nel testo vocalizzato su Wikisource; Herford, traducendo l'edizione di Zuckermandel, dà Pandira in 2:22 e Pantiri in 2:24.
“Il caso di R. El'azar ben Damah, che un serpente morse. Venne Giacobbe, un uomo di Chephar Sama, a curarlo nel nome di Jeshua' ben Pandira, ma R. Ishmael non lo permise. Disse: ‘Non ti è permesso, Ben Damah.’ Egli disse: ‘Ti porterò una prova che può guarirmi.’ Ma non aveva finito di portare la prova quando morì.”
“Una volta camminavo lungo la strada di Sepphoris e incontrai Giacobbe di Chephar Sichnin, ed egli mi disse una parola di Minuth nel nome di Jeshu ben Pantiri, e mi piacque.”
Herford traduce Shabbat 104b e ne spiega i passaggi. Ritiene che Ben Stada e Ben Pandira, come li usa il Talmud, siano una sola persona, e che questa persona sia Gesù, perché la Tosefta parla di guarigioni ‘nel nome di Jeshu ben Pandira’ (pp. 37-38). Chiama la spiegazione di Stada data a Pumbedita ‘una semplice congettura’ (p. 38). Nota che Pappos ben Jehudah visse un secolo dopo Gesù, e che megaddela si basa sul nome Magdala (p. 40). Giudica che ‘esisteva soltanto una nozione molto vaga e confusa sulla parentela di Gesù’ quando il passo fu registrato (p. 40). Pensa che i due nomi fossero antichi scherni contro Gesù, il cui significato è ora perduto (p. 40). Ammette poi che Ben Stada possa aver indicato dapprima un altro uomo, ‘quell'egiziano’ di Atti 21:38, e sia stato confuso con Gesù solo più tardi (p. 345 n. 1). Giudica che questi passi non aggiungano nulla di nuovo alla storia di Gesù (p. 359).
Il racconto di Ben Stada nel Talmud babilonese
Il racconto sulla madre viene più tardi, nel Talmud babilonese, redatto intorno al 500-600 d.C. Riguarda un uomo chiamato Ben Stada, o Ben Pandira. Compare due volte, nei volumi (trattati) Shabbat, a pagina 104b, e Sanhedrin, a pagina 67a. In Shabbat 104b Rabbi Eliezer chiede se Ben Stada non abbia portato le stregonerie dall'Egitto in tagli sulla sua carne. I Saggi, i primi rabbini, rispondono: ‘Era uno stolto’. In Sanhedrin 67a la legge riguarda un uomo che seduce altri ad adorare gli idoli. Un insegnamento antico indica Ben Stada come esempio di come un uomo simile veniva colto.
Halakha sul sabato. La Mishnah dice qui che chi si incide dei segni sulla carne di sabato è colpevole secondo Rabbi Eliezer e assolto secondo i Saggi. Una baraita aggiunge che Rabbi Eliezer disse ai Saggi: Ben Stada non portò forse le stregonerie dall'Egitto ‘in un'incisione sulla sua carne’ (bi-seritah she-al besaro)? Risposero: ‘Era uno stolto’ (shoteh hayah), e dagli stolti non si trae una prova. Il nome Yeshu non compare. La Gemara discute poi chi fosse Ben Stada e lo collega a Ben Pandira e a una madre di nome Miriam; quella discussione appartiene alla questione di Maria.
Aggadah inserita in una discussione legale. La Mishnah (Sanhedrin 7:10) tratta del seduttore (mesit) che spinge altri ad adorare gli idoli. Una baraita dice che soltanto per questo reato il tribunale nasconde dei testimoni per coglierlo, e aggiunge: ‘E così fecero a Ben Stada a Lud, e lo appesero alla vigilia di Pasqua.’ La Gemara chiede poi, come in Shabbat 104b: Ben Stada? Egli è Ben Pandira! Rav Hisda risponde che Stada era il marito e Pandira un altro uomo (bo'el Pandira). La Gemara obietta che il marito era Pappos ben Yehudah; forse la madre era Stada. Obietta di nuovo che la madre era Miriam megaddela neshaya (qui senza se'ar, ‘capelli’, che in Shabbat 104b si trova soltanto nella stampa di Vilna; Schäfer n. 11). Risponde con un detto di Pumbedita: satat da mi-ba'alah, ‘questa si allontanò da suo marito’. Il nome Yeshu non compare. Il testo a stampa di Vilna ha queste righe soltanto in Hesronot ha-Shas, il supplemento dei passi censurati.
Il nome della madre e il detto di Pumbedita
Entrambi i passi si chiedono poi perché sia chiamato Ben Stada e anche Ben Pandira. Rav Hisda fu un maestro babilonese morto intorno al 309. Suggerisce che Stada fosse il nome del marito della madre e Pandira il nome di un altro uomo. Il Talmud obietta che il marito era Pappos ben Yehudah. Aggiunge che la madre era Miriam megaddela neshaya, ‘che intrecciava i capelli delle donne’. Termina con un detto della città babilonese di Pumbedita: ‘questa si allontanò da suo marito’.
Halakha sul sabato. La Mishnah dice qui che chi si incide dei segni sulla carne di sabato è colpevole secondo Rabbi Eliezer e assolto secondo i Saggi. Una baraita aggiunge che Rabbi Eliezer disse ai Saggi: Ben Stada non portò forse le stregonerie dall'Egitto ‘in un'incisione sulla sua carne’ (bi-seritah she-al besaro)? Risposero: ‘Era uno stolto’ (shoteh hayah), e dagli stolti non si trae una prova. Il nome Yeshu non compare. La Gemara discute poi chi fosse Ben Stada e lo collega a Ben Pandira e a una madre di nome Miriam; quella discussione appartiene alla questione di Maria.
Aggadah inserita in una discussione legale. La Mishnah (Sanhedrin 7:10) tratta del seduttore (mesit) che spinge altri ad adorare gli idoli. Una baraita dice che soltanto per questo reato il tribunale nasconde dei testimoni per coglierlo, e aggiunge: ‘E così fecero a Ben Stada a Lud, e lo appesero alla vigilia di Pasqua.’ La Gemara chiede poi, come in Shabbat 104b: Ben Stada? Egli è Ben Pandira! Rav Hisda risponde che Stada era il marito e Pandira un altro uomo (bo'el Pandira). La Gemara obietta che il marito era Pappos ben Yehudah; forse la madre era Stada. Obietta di nuovo che la madre era Miriam megaddela neshaya (qui senza se'ar, ‘capelli’, che in Shabbat 104b si trova soltanto nella stampa di Vilna; Schäfer n. 11). Risponde con un detto di Pumbedita: satat da mi-ba'alah, ‘questa si allontanò da suo marito’. Il nome Yeshu non compare. Il testo a stampa di Vilna ha queste righe soltanto in Hesronot ha-Shas, il supplemento dei passi censurati.
Un manoscritto nomina ‘Gesù il Nazareno’
Un manoscritto, il MS Vaticano ebr. 108 (XIII-XIV secolo), aggiunge in Shabbat 104b che egli è ‘Gesù il Nazareno’. Lo riferisce Peter Schäfer, uno studioso moderno di questi passi. L'edizione a stampa di Vilna, il testo corrente oggi, riporta queste righe soltanto in Hesronot ha-Shas. È il supplemento che ha conservato ciò che la censura della Chiesa tolse.
Halakha sul sabato. La Mishnah dice qui che chi si incide dei segni sulla carne di sabato è colpevole secondo Rabbi Eliezer e assolto secondo i Saggi. Una baraita aggiunge che Rabbi Eliezer disse ai Saggi: Ben Stada non portò forse le stregonerie dall'Egitto ‘in un'incisione sulla sua carne’ (bi-seritah she-al besaro)? Risposero: ‘Era uno stolto’ (shoteh hayah), e dagli stolti non si trae una prova. Il nome Yeshu non compare. La Gemara discute poi chi fosse Ben Stada e lo collega a Ben Pandira e a una madre di nome Miriam; quella discussione appartiene alla questione di Maria.
Schäfer sostiene che il passo babilonese (Shabbat 104b, Sanhedrin 67a) si riferisce davvero al Gesù del Nuovo Testamento, anche se il testo non lo nomina. Nota, come gli studiosi fanno da tempo, ‘un parallelo notevole’ nel giudeo di Celso (p. 18), e conclude che entrambi attingono molto probabilmente a fonti comuni, in origine ebraiche. Lo legge come una contro-narrazione che capovolge i racconti della nascita di Matteo e Luca. Risponde a Johann Maier, che ipotizzò un altro uomo chiamato Pantera: possibile, ma non molto probabile, perché il nome non è comune in ebraico o in aramaico. Riferisce che un solo manoscritto, il Vaticano ebr. 108 (XIII-XIV secolo), chiama il figlio ‘Gesù il Nazareno’. In una nota suggerisce che il Talmud possa confondere Maria madre di Gesù con Maria Maddalena, citando la lettura di megaddela di B. Visotzky.
Chi è Ben Stada?
Rashi, un commentatore ebreo dell'XI secolo (morto nel 1105), lesse il passo come un'accusa contro la madre. Le sue note sul passo furono poi tolte dal censore. Rabbenu Tam, un importante rabbino del XII secolo (morto nel 1171), negò che Ben Stada fosse Yeshu ha-Notzri, Gesù il Nazareno. Argomentò in base alle date: Pappos ben Yehudah visse al tempo di Rabbi Akiva, nel II secolo. Anche gli studiosi moderni sono divisi. Herford (1903) riteneva che Ben Stada e Ben Pandira, come li usa il Talmud, indichino Gesù. Peter Schäfer (2007) concorda sul fatto che il passo indichi il Gesù dei Vangeli del Nuovo Testamento. Nota ‘un parallelo notevole’ nel personaggio ebreo di Celso. Pensa che entrambi abbiano attinto a fonti comuni, molto probabilmente ebraiche. Legge il racconto come un capovolgimento voluto dei racconti della nascita di Matteo e Luca. Herford e Schäfer notano entrambi che la Miriam megaddela del Talmud può fondere Maria madre di Gesù con Maria Maddalena. Johann Maier, uno studioso dell'ebraismo che scrive nel 1978, sostenne che il nome fu collegato a Gesù solo tardi. Joseph Klausner (1922), uno storico ebreo, riteneva che Ben Stada fosse un altro uomo. Considerava comunque Ben Pandera un antico nome di Gesù.
Sulle parole di Rav Hisda riguardo al marito e a Pandira, Rashi spiega che il figlio prese il nome dal marito di sua madre, anche se non era figlio del marito. Rashi lesse quindi il passo come l'accusa di adulterio contro la madre.
Rashi spiega ‘Ben Stada’ come nome preso dal marito di sua madre, Stada, e l'espressione di Pumbedita satat da come un soprannome che si riferisce all'accusa contro di lei.
Su ‘Ben Stada’, testo non censurato: Rabbenu Tam disse che questi non è Yeshu ha-Notzri. Il Ben Stada di cui si parla qui visse ai tempi di Pappos ben Yehudah, che visse ai tempi di Rabbi Akiva (Berakhot 61b), mentre Yeshu visse ai tempi di Yehoshua ben Perachiah (Sotah 47a), molto prima di Rabbi Akiva. I Tosafot aggiungono che la ‘Miriam megaddela neshaya’ di Hagigah 4b, al tempo di Rav Bibi, era un'altra donna, oppure che l'angelo della morte stava raccontando a Rav Bibi qualcosa accaduto molto tempo prima (i nami mal'akh ha-mavet hayah mesaper).
Herford traduce Shabbat 104b e ne spiega i passaggi. Ritiene che Ben Stada e Ben Pandira, come li usa il Talmud, siano una sola persona, e che questa persona sia Gesù, perché la Tosefta parla di guarigioni ‘nel nome di Jeshu ben Pandira’ (pp. 37-38). Chiama la spiegazione di Stada data a Pumbedita ‘una semplice congettura’ (p. 38). Nota che Pappos ben Jehudah visse un secolo dopo Gesù, e che megaddela si basa sul nome Magdala (p. 40). Giudica che ‘esisteva soltanto una nozione molto vaga e confusa sulla parentela di Gesù’ quando il passo fu registrato (p. 40). Pensa che i due nomi fossero antichi scherni contro Gesù, il cui significato è ora perduto (p. 40). Ammette poi che Ben Stada possa aver indicato dapprima un altro uomo, ‘quell'egiziano’ di Atti 21:38, e sia stato confuso con Gesù solo più tardi (p. 345 n. 1). Giudica che questi passi non aggiungano nulla di nuovo alla storia di Gesù (p. 359).
Schäfer sostiene che il passo babilonese (Shabbat 104b, Sanhedrin 67a) si riferisce davvero al Gesù del Nuovo Testamento, anche se il testo non lo nomina. Nota, come gli studiosi fanno da tempo, ‘un parallelo notevole’ nel giudeo di Celso (p. 18), e conclude che entrambi attingono molto probabilmente a fonti comuni, in origine ebraiche. Lo legge come una contro-narrazione che capovolge i racconti della nascita di Matteo e Luca. Risponde a Johann Maier, che ipotizzò un altro uomo chiamato Pantera: possibile, ma non molto probabile, perché il nome non è comune in ebraico o in aramaico. Riferisce che un solo manoscritto, il Vaticano ebr. 108 (XIII-XIV secolo), chiama il figlio ‘Gesù il Nazareno’. In una nota suggerisce che il Talmud possa confondere Maria madre di Gesù con Maria Maddalena, citando la lettura di megaddela di B. Visotzky.
Sostiene che nessun passo rabbinico antico si riferisca chiaramente a Gesù, e che i passi che lo nominano, tra cui Sanhedrin 43a e 107b, abbiano ricevuto il nome tardi, in gran parte dopo il completamento del Talmud.
Uno storico ebreo. Mette da parte le affermazioni più tarde (amoraiche) del Talmud su Gesù e i passi su Ben Stada, che secondo lui non riguardano Gesù, e conserva alcune affermazioni antiche (tannaitiche). Tra queste attribuisce alla baraita di Sanhedrin 43a più peso storico che alle altre. Ritiene che la sua data, la vigilia di Pasqua, concordi con il Vangelo di Giovanni, e che parli di impiccagione al posto della crocifissione. Ma giudica l'araldo dei quaranta giorni un racconto con uno scopo, difficile da considerare storico, l'opposto del processo affrettato dei Vangeli davanti al governatore romano.
- Intorno al 175-180 d.C.
Il portavoce ebreo di Celso
Dice che la madre di Gesù ebbe un figlio da un soldato di nome Panthera; lo si conosce dalla risposta di Origene, del 248 circa.
- Intorno al III secolo
La Tosefta
Parla di ‘Yeshua ben Pantera’ e non dice nulla di sua madre.
- Intorno al 500-600 d.C.
Il Talmud babilonese
Ben Stada, o Ben Pandira, la cui madre Miriam ‘si allontanò dal marito’; gli studiosi non concordano sul fatto che sia Gesù.
- XIII-XIV secolo
MS Vaticano ebr. 108
Aggiunge in Shabbat 104b che è ‘Gesù il Nazareno’.
Il Corano dice falsa l'accusa contro Maria e dice che Dio la scelse e la purificò.
La risposta del Corano
Il Corano parla di questa accusa e la dice falsa: chi ruppe il patto pronunciò contro Maria “una grande calunnia” (4:156). Al-Tabari, un antico commentatore del Corano (morto nel 923), spiega l'accusa. La si accusava di adulterio, senza prove, quando era innocente. Gli angeli dicono a Maria che Allah (﷾) l'ha scelta e purificata, e l'ha scelta al di sopra delle donne di tutte le nazioni (3:42). Il Corano la chiama colei “che preservò la sua purezza” (66:12). Quando portò il bambino alla sua gente, egli parlò dalla culla. Le sue prime parole furono “In verità io sono servo di Allāh”, e si dice “affettuoso verso mia madre” (19:27-33). La sua gente la chiamò ‘sorella di Aronne’. Il Profeta (ﷺ) spiegò che le persone davano ai figli i nomi dei profeti e dei giusti vissuti prima di loro. Quindi ‘sorella di Aronne’ può significare che aveva un fratello che portava il nome del profeta Aronne. Non confonde Maria con Miriam, la sorella di Aronne. La pagina su quel versetto dà la risposta completa. La sua nascita senza padre è come quella di Adamo: “lo creò dalla terra” (3:59). L'Islam non incolpa nessuno che viva oggi per un'antica accusa: nessuno “dovrà rispondere di un errore altrui” (6:164).
“E poiché rompono il patto, e poiché negano i segni di Allāh, e poiché uccidono i Profeti ingiustamente, e poiché dicono: ‘I nostri cuori sono avvolti!’. Ma è Allāh che li ha sigillati per la loro miscredenza, e non crederanno se non poco.”
“E per la loro miscredenza, e per aver detto su Maryem una grande calunnia,”
Spiega ‘il loro dire contro Maria una grande calunnia’ (buhtanan 'aziman) come la diffamazione di coloro che i versetti precedenti descrivono: la accusarono di zina, adulterio, senza prova né evidenza, mentre ne era innocente. Cita Ibn Abbas, al-Suddi e Juwaybir nello stesso senso.
“E quando l’angelo le disse: ‘O Maryem, in verità Allāh ti ha elevata e ti ha purificata e ti ha elevata su tutte le donne del creato!”
“E Maryem, figlia d’Imrān ﴿مَرْيَمَ ابْنَتَ عِمْرَانَ﴾, che preservò la sua purezza, così vi soffiammo del Nostro Spirito, e credette alle parole del suo Dio e nei Suoi Libri, e fu tra le devote.”
“Lo portò alla sua gente, tenendolo in braccio. Dissero: ‘O Maryem, hai fatto una cosa terribile!’ ’O tu che sei simile ad Hārūn, tuo padre non è stato un uomo indegno né tua madre è stata una donna infame!’ Allora lei fece un cenno a lui (al bambino, perché rispondesse). Dissero: ‘Come possiamo parlare a un neonato?’ Disse ‘Īsa: ‘In verità io sono servo di Allāh, che mi ha affidato il Libro facendo di me un Profeta, e mi ha reso benedetto ovunque io sia e mi ha raccomandato la Salēt e la Zekēt finché sarò in vita, e mi ha reso affettuoso verso mia madre e non mi ha reso superbo e malvagio, e la pace su di me nel giorno in cui sono nato e nel giorno in cui morirò e nel giorno in cui resusciterò’.”
Al-Mughira ibn Shu'ba dice che i cristiani di Najran gli chiesero come il Corano potesse chiamare Maria ‘sorella di Aronne’, quando Mosè visse molto prima di Gesù. Pose la domanda al Profeta (ﷺ), che rispose che le persone davano ai figli i nomi dei profeti e dei giusti vissuti prima di loro.
“In verità l’esempio di ‘Īsa da Allāh è come l’esempio di Ǣdem ( آدَم ): lo creò dalla terra e gli disse: ‘Sii’, e lui fu! ﴾Kun Fa yakūn﴿”
“Di’: ‘Dovrei scegliere altro all’infuori di Allāh come Dio, e Lui è il Dio di ogni cosa?’ E a un’anima non viene attribuita nessuna colpa che non abbia di sicuro commesso, e non dovrà rispondere di un errore altrui; poi al vostro Dio ritornerete: allora vi informerà di ciò su cui eravate discordi.”
Prospettive
Ebraica (la tradizione rabbinica)
Le righe sulla famiglia di Ben Stada sono aggadah, materiale narrativo inserito in una discussione legale, non legge. I Saggi chiamarono Ben Stada uno stolto, e Rabbenu Tam negò che fosse Gesù.
Le righe sulla madre di Ben Stada sono aggadah, un racconto dentro una discussione legale, non legge. I Saggi chiamano Ben Stada uno stolto.
Replica
Un racconto non è legge, ma l'accusa che riporta è antica. Il personaggio ebreo di Celso la rivolse a Gesù per nome, intorno al 175-180 d.C. Il Corano la chiama “una grande calunnia” (4:156).
I Tosafot sono note medievali sul Talmud. In esse Rabbenu Tam dice che Ben Stada non è Yeshu ha-Notzri, perché i due vissero a più di un secolo di distanza.
Replica
Questo risponde soltanto sul nome Ben Stada. Il Talmud stesso dice che Ben Stada era chiamato anche Ben Pandira. La Tosefta lega il nome Pantera a Gesù, e il personaggio ebreo di Celso indica Panthera come suo padre.
Lo studio accademico dei passi
Schäfer legge il passo babilonese come un tardo contro-racconto dei racconti della nascita dei Vangeli. Herford vi vide antichi scherni contro Gesù, il cui significato era andato perduto. Altri, tra cui Klausner, ritennero che Ben Stada fosse un altro uomo. Nessuno di loro lo considera storia.
Il passo del Talmud e Celso attingono molto probabilmente a fonti ebraiche comuni, e rispondono ai racconti della nascita dei Vangeli.
Replica
Se è così, il racconto risponde ai Vangeli e non è storia indipendente. Nessuno di questi studiosi lo considera storia.
Il nome può essere stato collegato a Gesù tardi, o può appartenere a un altro uomo.
Replica
Anche secondo questa opinione, il personaggio ebreo di Celso rivolse l'accusa a Gesù per nome. Schäfer giudica improbabile un altro Pantera, perché il nome è raro in ebraico e in aramaico.
Cristianesimo tradizionale
Maria concepì da vergine per opera dello Spirito Santo, come riferiscono Matteo e Luca. L'accusa di adulterio è una calunnia contro quella nascita. Luca lega la nascita al suo essere chiamato Figlio di Dio.
Matteo dice che Maria si trovò incinta per opera dello Spirito Santo prima che lei e Giuseppe andassero a stare insieme.
Replica
Il Corano concorda sul fatto che Maria concepì senza un uomo. Una nascita senza padre mostra la potenza di Allah (﷾), come per Adamo; non fa del bambino Dio.
Luca fa dire a Maria che non conosce uomo, e fa chiamare dall'angelo suo figlio Figlio di Dio.
Replica
La genealogia stessa di Luca dice di Adamo “che fu di Dio”, cioè figlio di Dio, e nessun cristiano fa di Adamo una divinità. Gesù è come Adamo, creato quando Allah (﷾) disse “Sii”.
La posizione degli studiosi
Stato: Majority view
La maggior parte degli studiosi moderni di questi passi (Herford, Schäfer e altri) ritiene che i passi del Talmud babilonese su Yeshu ha-Notzri si riferiscano a Gesù di Nazaret. Lo mostrano così come i rabbini lo immaginavano. Una minoranza, in particolare Johann Maier, ha sostenuto che l'identificazione è tarda. Se ogni testo su Ben Stada o Ben Pandira indichi Gesù è più discusso. Rabbenu Tam lo negò, e Joseph Klausner riteneva che Ben Stada fosse un altro uomo. Nessuno di questi studiosi considera i racconti come storia. Sul nome Pantera, Herford ritiene che la Tosefta lo colleghi a Gesù, e Schäfer aggiunge il personaggio ebreo di Celso.
La prospettiva islamica
Maria era casta, scelta e purificata. L'accusa contro di lei è una grave falsità. Gesù nacque senza padre per comando di Allah (﷾), come Adamo fu creato senza padre né madre. Fu un servo e un messaggero di Allah (﷾), non Dio.
Il Corano chiama l'accusa contro Maria “una grande calunnia”.
Allah (﷾) scelse Maria e la purificò, e la scelse al di sopra delle donne di tutte le nazioni.
Gesù fu creato per comando di Allah (﷾), come Adamo fu creato dalla terra.
Il piccolo Gesù difese sua madre e si disse servo di Allah (﷾).