Risposta breve
Sì. Diversi passi della Bibbia si accordano strettamente con il Corano. Nel Deuteronomio, Dio promette un profeta come Mosè e dice che metterà le Sue parole nella sua bocca. Il Corano è esattamente questo: Dio vi parla come ‘Io’, e il Profeta Muhammad (ﷺ) lo ripeté parola per parola. Gesù parlò dello “Spirito di verità” che doveva venire, che non avrebbe parlato da sé ma avrebbe detto soltanto ciò che udiva. Il Corano dice lo stesso del Profeta (ﷺ): non parla per capriccio, ma dice soltanto ciò che gli è rivelato. Per questo i musulmani ritengono che la Bibbia stessa indichi il Corano.
Spiegazione completa
“Metterò le mie parole nella sua bocca”
Il Deuteronomio è il quinto libro della Torah, i primi cinque libri della Bibbia. In esso Dio promise a Mosè un profeta come lui “del mezzo de' lor fratelli”. I fratelli sono i parenti di Israele, e includono i figli di Ismaele. Questo profeta avrebbe detto le parole di Dio nel nome di Dio. La Torah stessa dice che in Israele non sorse più alcun profeta come Mosè. Il Corano parla proprio così. Dio parla in prima persona (“sono Io, Allāh”, “io sono il vostro Dio”), senza alcun ‘Dio disse’ davanti. Più di trecento volte Dio gli dice ‘Di'’ (qul), dando al Profeta (ﷺ) le parole da dire. Egli non affermò mai di essere Dio, e l'Islam vieta questa affermazione. Dunque queste sono parole di Dio nella bocca di un uomo.
“Io susciterò loro un Profeta come te, del mezzo de' lor fratelli, e metterò le mie parole nella sua bocca, ed egli dirà loro tutto quello ch'io gli avrò comandato. E avverrà che, se alcuno non ascolta le mie parole ch'egli dirà a mio Nome, io gliene ridomanderò conto.”
“E comanda al popolo, e digli: Voi siete ora per passar per li confini de' figliuoli di Esaù, vostri fratelli, i quali dimorano in Seir; ed essi avranno paura di voi; ma però prendetevi gran guardia.”
“Or non è mai più sorto alcun profeta in Israele, simile a Mosè, il quale il Signore ha conosciuto a faccia a faccia,”
“in verità sono Io, Allāh, non c’è divinità all’infuori di Me. AdoraMi e pratica la preghiera con devozione in Mio nome.”
“In verità questa vostra comunità è una sola comunità, e io sono il vostro Dio: adorateMi!”
“Di’: ‘Lui, Allāh è l’Unico. Allāh è l’Assoluto! Mai generò, né fu generato né Gli è pari nessuno’.”
Il Libro parla a lui
Il Corano dà ordini al Profeta (ﷺ), come alzarsi a pregare di notte. Lo corregge persino, per essersi accigliato davanti a un cieco e per essersi proibito ciò che Dio aveva reso lecito. Una volta muoveva rapidamente la lingua per trattenere ogni nuovo versetto. Il Corano gli disse di non affrettarsi, perché raccoglierlo e recitarlo era opera di Dio. Un uomo non si rivolge a se stesso così. È la voce di colui che ha messo le parole nella sua bocca.
“O tu che ti sei ammantato! Veglia (prega) per tutta la notte tranne una piccola parte, o per la sua metà, o poco meno, o poco di più, e recita il Corano, scandendolo. In verità faremo scendere su di te parole solenni!”
“(Il Profeta) Si accigliò e volse le spalle quando venne da lui il cieco. E che ne sai? Forse era venuto per purificarsi o per farsi ammonire, affinché l’avvertimento gli fosse utile. Chi invece non ne ha bisogno, tu lo accogli. E non sarà colpa tua se non verrà purificato. Ma chi viene a te pieno di zelo ed è timorato, tu lo trascuri.”
“O Profeta! Perché proibisci ciò che Allāh ti ha permesso, per compiacere le tue mogli? E Allāh è Perdonatore, Misericordioso.”
“Non muovere la tua lingua con Esso affrettandoti. In verità a Noi spetta riunirlo e farlo recitare, e quando lo leggiamo, seguine la recitazione, poi in verità a Noi spetta chiarirlo.”
Ibn Abbas spiega che il Profeta (ﷺ) sentiva pesante la rivelazione e muoveva rapidamente le labbra con essa, finché Allah rivelò che non doveva affrettare la lingua: raccogliere e recitare il Corano era compito di Allah. Dopo di ciò ascoltava mentre Gabriele recitava, e poi lo recitava come Gabriele.
Parole di Dio, o parole di uomini su Dio?
I cristiani ritengono che la Bibbia sia stata scritta da molti uomini sotto l'ispirazione di Dio, ognuno con le proprie parole e il proprio stile. Gli studiosi cristiani lo dicono apertamente. W. Graham Scroggie, ministro battista scozzese, scrisse nel 1922 che i suoi libri passarono per la mente degli uomini e portano il loro stile. Kenneth Cragg, studioso anglicano dell'Islam, scrisse nel 1956 che i Vangeli sono passati per la mente della Chiesa. Luca, che scrisse uno dei Vangeli del Nuovo Testamento, dice di averlo ricercato da quelli venuti prima di lui. Le lettere di Paolo finiscono con i suoi saluti personali agli amici. Il Corano non ha tali versetti. Le parole del Profeta (ﷺ) sono tenute a parte, negli hadith (i racconti di ciò che disse e fece). Pensa a due maestri. Uno dice a uno studente: ‘insegna loro ciò che ti ho insegnato’. Lo studente trasmette le idee con parole sue. L'altro consegna allo studente un libro e dice: ‘leggilo parola per parola’. Lo studente trasmette le parole stesse del maestro. I libri della Bibbia passarono per la mente degli uomini, come nel primo caso. Il Corano, dove Dio parla come ‘Io’, è del secondo.
Scroggie, ministro battista scozzese, scrisse che la Bibbia è umana oltre che divina: i suoi libri passarono per la mente degli uomini, furono scritti nella lingua degli uomini e dalle loro mani, e portano i segni del loro stile.
Cragg, studioso anglicano dell'Islam e poi vescovo ausiliare a Gerusalemme, mise a confronto il Nuovo Testamento e il Corano: i Vangeli, scrisse, comportano condensazione e redazione, e sono passati per la mente della Chiesa dietro i loro autori.
“Poichè molti hanno impreso d'ordinare la narrazion delle cose, delle quali siamo stati appieno accertati; secondo che ce l'hanno tramandate quelli che da principio le videro essi stessi, e furon ministri della parola; a me ancora è parso, dopo aver dal capo rinvenuta ogni cosa compiutamente, di scrivertene per ordine, eccellentissimo Teofilo;”
“Tutti quelli che sono meco ti salutano. Saluta quelli che ci amano in fede. La grazia sia con tutti voi. Amen.”
“Saluta Priscilla ed Aquila, e la famiglia d'Onesiforo.”
“Salutate tutti i fratelli con un santo bacio.”
“in verità sono Io, Allāh, non c’è divinità all’infuori di Me. AdoraMi e pratica la preghiera con devozione in Mio nome.”
| Domanda | La Bibbia | Il Corano |
|---|---|---|
| Le parole di chi? | I suoi libri sono passati per la mente di uomini e ne portano lo stile. | Dio parla in prima persona; le parole del Profeta (ﷺ) sono tenute a parte, negli hadith. |
| Saluti personali | Le lettere di Paolo finiscono con saluti agli amici. | Nessuno. |
| Come uno studente che | Trasmette le idee del maestro con parole sue | Legge parola per parola il libro del maestro |
“Non parlerà da sè stesso”
Gesù disse ai suoi discepoli che lo “Spirito di verità” sarebbe venuto dopo di lui. Costui non avrebbe parlato da sé, ma soltanto ciò che udiva. Il Corano dice lo stesso del Profeta (ﷺ). Non parla per capriccio, e ciò che porta è rivelazione fatta scendere su di lui. Colui che Gesù descrive ode e poi parla. Guida in ogni verità, e annuncia le cose a venire. Questi sono i segni di un profeta che riceve la rivelazione. Descrivono il Profeta (ﷺ), che trasmise il Corano come lo udì.
“Ma, quando colui sarà venuto, cioè lo Spirito di verità, egli vi guiderà in ogni verità; perciocchè egli non parlerà da sè stesso, ma dirà tutte le cose che avrà udite, e vi annunzierà le cose a venire.”
“e non parlava per capriccio. Non è che ispirazione ricevuta,”
Un nuovo cantico dai villaggi di Chedar
Isaia chiama a “un nuovo cantico” al Signore dalle estremità della terra. Nomina il deserto e “le villate ancora dove dimora Chedar”. Chedar fu il secondo figlio di Ismaele, e il suo nome fu portato da un popolo dell'Arabia settentrionale. Tra i luoghi che Isaia nomina per questa lode c'è Chedar in Arabia, dove il Corano fu rivelato.
“Cantate al Signore un nuovo cantico; cantate la sua lode fin dall'estremità della terra; quelli che scendono nel mare, e tutto quello ch'è dentro esso; le isole, e gli abitanti di esse. Il deserto, e le sue città, elevino la lor voce; e le villate ancora dove dimora Chedar; cantino quelli che abitano nelle rocce, dieno voci d'allegrezza dalla sommità de' monti.”
“E questi sono i nomi de' figliuoli d'Ismaele secondo i lor nomi nelle lor generazioni: Il primogenito d'Ismaele fu Nebaiot; poi v'era Chedar, ed Adbeel, e Mibsam;”
| Passo | Che cosa dice | Come si adatta |
|---|---|---|
| Deuteronomio 18:18 | Un profeta simile a Mosè, di mezzo ai loro fratelli, con le parole di Dio nella bocca | Nel Corano Dio parla in prima persona e il Profeta (ﷺ) lo ripeté parola per parola |
| Giovanni 16:13 | Lo Spirito di verità non parlerà da sé, ma dirà solo ciò che ode | Egli non parla per proprio desiderio; è rivelazione fatta scendere su di lui |
| Isaia 42:10-11 | Un cantico nuovo dai villaggi abitati da Chedar | Chedar fu il secondo figlio di Ismaele e il suo nome fu portato da un popolo dell'Arabia settentrionale |
La risposta alla preghiera di Abramo
Il Corano racconta come Abramo e Ismaele pregarono mentre innalzavano la Ka'ba (la Casa di Dio alla Mecca). Chiesero un messaggero tra i loro discendenti, che recitasse loro i segni di Dio e insegnasse loro la scrittura. Il Profeta (ﷺ), discendente di Ismaele, è quel messaggero. Il Corano è la scrittura che recitò.
“E quando Ibrāhīm fondò con Ismā’īl le basi della Casa e disse: ‘Nostro Dio, accettala da parte nostra; in verità Tu sei l’Ascoltatore, il Sapiente!”
“Dio nostro, fa di noi dei sottomessi a Te, e fai dei nostri figli un popolo sottomesso a Te e mostraci i nostri precetti e perdonaci; in verità Tu sei il Perdonatore, il Misericordioso’.”
“Dio nostro, invia a loro un Messaggero tra loro stessi che reciti loro i Tuoi precetti e insegni loro il Libro e la Saggezza e li purifichi; in verità Tu sei il Potente, il Saggio.”
Versetto per versetto
Deuteronomio 18:18-19 — Torah (Legge), capitolo 18, versetto 18-19
“Io susciterò loro un Profeta come te, del mezzo de' lor fratelli, e metterò le mie parole nella sua bocca, ed egli dirà loro tutto quello ch'io gli avrò comandato. E avverrà che, se alcuno non ascolta le mie parole ch'egli dirà a mio Nome, io gliene ridomanderò conto.”
Citato per
Pietro dice negli Atti che questo profeta come Mosè è Gesù. La promessa si adempie in lui, non in qualcuno dopo di lui.
La risposta
La promessa è di un profeta “del mezzo de' lor fratelli”, i parenti di Israele. La Torah stessa dice che in Israele non sorse più alcun profeta come Mosè. Nel Vangelo di Giovanni i sacerdoti chiedono a Giovanni Battista se è il Cristo, e poi separatamente se è il “Profeta”. Dunque li ritenevano due persone diverse. E il segno che dà il Deuteronomio è la parola stessa di Dio, messa nella bocca del profeta e detta nel nome di Dio. Questa è la forma di tutto il Corano.
Dove si arriva — Il profeta del Deuteronomio viene dai fratelli di Israele e porta la parola stessa di Dio; il Vangelo di Giovanni lo tiene distinto dal Cristo, e il Corano si accorda con la promessa.
Deuteronomio 18:15 — Torah (Legge), capitolo 18, versetto 15
“Il Signore Iddio tuo ti susciterà un Profeta come me, del mezzo di te, de' tuoi fratelli; esso ascoltate;”
Citato per
‘Fratelli’ nel Deuteronomio significa connazionali israeliti (17:15; 18:2), e il versetto 15 dice “del mezzo di te”.
La risposta
La parola copre entrambe le cose: Deuteronomio 2:4 chiama i figli di Esaù “vostri fratelli”. Nel versetto 18, dove parla Dio stesso, le parole sono soltanto “del mezzo de' lor fratelli”. E la Torah si chiude senza che un tale profeta sia sorto in Israele.
Dove si arriva — La parola ammette i parenti di Israele, e la formulazione stessa di Dio nel versetto 18 lascia aperta loro la porta.
Giovanni 14:26 — capitolo 14, versetto 26
“Ma il Consolatore, cioè lo Spirito Santo, il quale il Padre manderà nel nome mio, esso v'insegnerà ogni cosa, e vi rammemorerà tutte le cose che io vi ho dette.”
Citato per
Gesù stesso nomina il Consolatore: “cioè lo Spirito Santo”. Quindi il Paraclito (la parola greca per il Consolatore) è lo Spirito Santo.
La risposta
Un'antica traduzione siriaca di questo versetto ha soltanto ‘lo Spirito’. E i Vangeli non si accordano con questa identificazione. Il Paraclito non poteva venire se Gesù non se ne andava da colui che lo aveva mandato. Eppure lo Spirito Santo riempì Giovanni Battista fin dal grembo e scese su Gesù al Giordano. Mentre Gesù ancora insegnava, disse che il Padre dà lo Spirito Santo a chi lo chiede. E in Giovanni dà lo Spirito Santo ai suoi discepoli prima di essere salito al Padre. Gli Atti dicono che fu elevato quaranta giorni dopo.
Dove si arriva — Lo Spirito Santo era già presente e dato prima che Gesù andasse al Padre; il Paraclito poteva venire soltanto dopo che se ne fosse andato.
Prospettive
Cristiani
I cristiani rispondono che il profeta come Mosè del Deuteronomio è Gesù, come dice Pietro, discepolo di Gesù, negli Atti. Leggono lo Spirito di verità di Giovanni come lo Spirito Santo.
Negli Atti, Pietro applica a Gesù la promessa di un profeta come Mosè.
Replica
Pietro la applica a Gesù, ma in Giovanni i sacerdoti chiedono separatamente del Cristo e del “profeta”, come di due persone diverse. Gesù disse delle sue parole “non le ragiono da me stesso” (Giovanni 14:10), ma i Vangeli del Nuovo Testamento le danno con le parole dei loro autori. Il Corano è la parola stessa di Dio, parola per parola, come descrive il Deuteronomio.
I cristiani dicono che ‘fratelli’ nel Deuteronomio significa connazionali israeliti, e che il versetto 15 dice “del mezzo di te”.
Replica
La parola copre entrambe le cose: Deuteronomio 2:4 chiama i figli di Esaù “vostri fratelli”. Nel versetto 18, dove parla Dio stesso, le parole sono soltanto “del mezzo de' lor fratelli”. La Torah si chiude poi senza che un tale profeta sia sorto in Israele.
I cristiani leggono lo Spirito di verità come lo Spirito Santo, che Giovanni 14:26 nomina.
Replica
Giovanni 14:26 dice davvero “lo Spirito Santo”, ma un'antica traduzione siriaca ha soltanto ‘lo Spirito’. Prima che Gesù partisse, lo Spirito Santo aveva riempito Giovanni Battista ed era sceso su Gesù. Il Paraclito poteva venire soltanto dopo che egli se ne fosse andato. Gesù promise “un altro Consolatore”. E la Prima Epistola di Giovanni usa la stessa parola, parakletos, per Gesù stesso: colui che deve venire è come lui.
La prospettiva islamica
La Bibbia promette un profeta che avrebbe detto le parole stesse di Dio. Questo si è adempiuto nel Corano, rivelato al Profeta Muhammad (ﷺ).
Il Deuteronomio promette un profeta come Mosè. Dio metterà le Sue parole nella sua bocca, ed egli parlerà nel nome di Dio.
Il Corano parla come Dio in prima persona. Più di trecento volte comanda al Profeta (ﷺ) ‘Di'’ ciò che gli dà. Queste sono parole di Dio messe nella bocca di un profeta.
Il Corano dà comandi al Profeta (ﷺ) e lo corregge. Lo corregge per essersi accigliato davanti a un cieco, e per essersi proibito ciò che Dio aveva reso lecito.
Un libro che comanda e rimprovera l'uomo che lo recita parla dall'esterno di lui.
Gli studiosi cristiani descrivono la Bibbia come scritta con parole di uomini, e contiene saluti personali di Paolo. Il Corano non contiene parole proprie del Profeta (ﷺ).
Gesù descrisse uno che doveva venire e che non avrebbe parlato da sé, ma soltanto ciò che udiva. Il Corano dice che il Profeta (ﷺ) non parla per capriccio ma per rivelazione.
Isaia lega un nuovo cantico di lode ai villaggi di Chedar, figlio di Ismaele.
Il Corano presenta il Profeta (ﷺ) come il messaggero per cui pregarono Abramo e Ismaele.
Presi insieme, questi passi preannunciano la rivelazione del Corano.